lunedì 22 agosto 2016

L’importanza del nostro secondo cuore: il diaframma


Il diaframma viene spesso soprannominato “secondo cuore” proprio perché, come il muscolo cardiaco, è sempre in movimento. Se ne sente parlare per lo più in relazione alla potenza vocale di attori e cantanti ma in realtà è un muscolo che coinvolge quasi tutte le attività dell’organismo e che si utilizza persino nella pratica sportiva, in cui ricopre un ruolo cruciale, essendo il “motore” principale della respirazione. Non tutti però sanno “adoperarlo” nel modo giusto per respirare. Eppure è strano, dal momento che sin dalla nascita e durante i primi mesi di vita la respirazione umana è prettamente diaframmatica. Col passare del tempo però, col susseguirsi degli eventi e delle tensioni emotive, questa capacità innata si perde e si acquisisce un tipo di respirazione differente, toracica. La maggior parte delle persone adulte dunque non è più in grado di sfruttare le potenzialità del proprio diaframma, per questo sarebbe importante allenarlo, a tutto vantaggio del nostro benessere.

Ma cos’è il diaframma nello specifico? Si tratta di un muscolo che presenta la forma di una cupola, flessibile e sottile, e che ha il compito di separare torace ed addome. È altresì un muscolo posturale di fondamentale importanza: un diaframma rigido infatti, oltre al limitare la respirazione, riduce anche le possibilità di movimento. Riveste inoltre un ruolo importante per quanto riguarda la circolazione del sangue nelle zone periferiche, perciò è importante tenerlo allenato, in modo da ossigenare al meglio gli arti inferiori e superiori. Può succedere che, talvolta, il diaframma non riesca a funzionare nella maniera corretta a causa di una postura scorretta e di conseguenza non si riesca a gestire il processo di respirazione provocando non poche disfunzioni, come delle alterazioni al tratto digestivo, problemi cardiologici ed una cattiva circolazione periferica.

Negli ultrarunner che praticano endurance vi è una richiesta elevata di ossigeno, dunque un maggiore coinvolgimento della cassa toracica, da cui deriva una massiccia contrazione dei muscoli accessori alla respirazione (piccolo e grande pettorale, grande dorsale, quadrato dei lombi, scaleni, trapezio e sternocleidomastoideo), contrazione che a lungo andare può causare l’accorciamento degli stessi muscoli. Mantenere il diaframma reattivo ed allenato è sicuramente difficile, anche perché si tratta di un muscolo che non può essere allungato come, ad esempio, un quadricipite. Il rilassamento deve avvenire in maniera autonoma tramite esercizi specifici, una respirazione corretta e se possibile la pratica dello yoga, oppure facendosi aiutare da un bravo fisioterapista.

Una prima cosa che si può fare per riprendere consapevolezza del proprio diaframma è imparare a distinguere la respirazione toracica da quella diaframmatica. Come? È sufficiente adagiarsi in posizione supina e posare la mano sinistra all’altezza dello sterno e la destra sul ventre: l’esercizio consiste nel far percepire un maggiore movimento della mano destra (ventre), mentre quello della sinistra deve risultare appena percettibile. Allenandosi in modo costante con questo semplice esercizio ci si riabituerà piano piano a respirare “di pancia” e a mettere in pratica questa respirazione anche durante la corsa. In questo modo si avrà una marcia in più, e questa riacquisita capacità potrà tornare utile sia in gara che nella gestione degli allenamenti più duri. Non solo: tenere allenato il diaframma, secondo molti fisioterapisti ed omeopatisti, aiuterebbe anche a gestire in maniera efficace lo stress ed il malumore.


Fonte: www.runningmanina.net

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