mercoledì 15 giugno 2016

Correre ti rende più intelligente


Che correre sia una cosa intelligente da fare, beh, chettelodicoaffà: RunLovers è qui per questo, RunLovers è basato sull’idea che correre faccia bene e che correre sia cosa buona e giusta.

Ma ora la scienza dice che non solo è una cosa intelligente da fare ma anzi: correre ti rende perfino più intelligente. E non è un’impressione, ma sono dati di fatto, scienza, cose serie.

Prometto che il momento scientifico sarà brevissimo: ti ricordi di aver studiato che il numero di neuroni con cui nasciamo è alto ma che, inevitabilmente, siamo destinati a perderne durante la nostra vita? I neuroni infatti sono sempre state considerate le sole cellule del nostro corpo che non si rinnovano.
Almeno questo è quello che ci hanno sempre spiegato a scuola e che le neuroscienze hanno creduto per decenni. Recenti studi invece hanno dimostrato che non è così: anche i neuroni si riproducono.

Ok, e la corsa cosa c’entra?

L’unico modo oggi noto per produrre neuroni avviene in una parte del cervello chiamata ippocampo: lì risiedono le principali funzioni associate alla memoria a lungo termine e alla navigazione spaziale. Praticando un’attività aerobica (come la corsa, cioè a bassa intensità e prolungata) per almeno 30-40 minuti si è verificato che il sangue affluisce con più vigore proprio in questa regione. Il risultato è una chiarezza di visione e una purezza del pensiero che non si ottiene in altro modo.

Il pensiero della corsa

Quando correre è un pensiero che ti solca la mente con insistenza quindi, non è solo perché sei entrato nel circolo vizioso-virtuoso: la corsa aumenta davvero l’afflusso di sangue nell’ippocampo e quindi attiva questa parte del cervello che ti permette di avere chiarezza di visione. Di distinguere e capire cosa conta e cosa no, di dare delle priorità, alla fine. Per questo molti scrittori, non ultimo il nostro amato Murakami, ma anche Joyce Carol Oates ricorrono alla corsa per trovare l’armonia tra il pensiero e il movimento del loro corpo, ritmato dai passi e dal movimento delle braccia durante la corsa. E un altro nostro amato, Casey Neistat, dice di aver preso ogni decisione importante della sua vita dopo una bella corsa.

Quindi le buone notizie sono davvero tante: non solo non siamo destinati a diventare sempre più scemi (e con meno neuroni in testa), ma pratichiamo pure un’attività che ci permette di rispondere con cognizione di causa alla domanda “Perché corri?” con “Perché così divento più intelligente”.


Fonte: www.runlovers.it