venerdì 19 maggio 2017

Lo sforzo in maratona: impariamo a distribuirlo per fare meglio


Come ricordato nella prima parte dell’articolo, sono molti gli aspetti/le variabili che influenzano la prestazione: la preparazione svolta (il troppo allenamento o il poco allenamento), la tipologia di percorso, il grado di esperienza dell’atleta, le condizioni climatiche, le dinamiche di gara con altri avversari/amici, l’ambiente/il percorso di gara (il correre in città davanti a tanta gente porta spesso a strafare), il corretto e necessario periodo di scarico pre-gara, il non eccedere con le competizioni nel periodo che precede la maratona, la bravura dei pacer e molto altro.


La gara “ideale”
L’obiettivo ideale, l’abbiamo già scritto, è avere due metà gara sovrapponibili e corse in uniformità di ritmo. Nella realtà, analizzando e tagliando per fasce di risultato/prestazione, più o meno (e lo dicono i numeri) “sbagliano” quasi tutti.

Dopo aver analizzato le prestazioni da 2:10 a 3 ore, soffermiamoci su chi impiega da 3:30 a 5 ore.


Da 3 ore a 3:30
Gli atleti/e di questa fascia di prestazione sono i più numerosi (unitamente alla fascia da 3:30-4 ore) e per loro l’errata distribuzione “costa” ancora di più; il dato medio tra la prima e la seconda parte di gara è un significativo 6’18”; pensate quanti possibili primati personali vanno…. in fumo così!


Da 3:30 a 4 ore
È la fascia più numerosa analizzata (da sola vale un quarto del totale) e qui il differenziale medio è ancora più ampio: 9’27”. Balza all’occhio che la maggior parte di questi atleti affronta i primi 21,097k a una velocità troppo elevata per il proprio grado di allenamento. Sarebbe opportuno agire su adeguati lavori specifici di educazione al ritmo maratona e valutare a pieno se gli allenamenti sono stati adeguati o sbilanciati.


Da 4 ore a 4:30
Per questi atleti/e (fascia anch’essa discretamente numerosa) il dato è ancora di più significativo, con un differenza tra la prima metà e la seconda di ben 15’31”. Non vuol essere una critica, ma ciò può significare una preparazione non adeguata o incompleta e, per altri (magari allenatissimi), il non conoscersi a pieno o il sovradimensionarsi.


Da 4:30 a 5 ore e oltre
Il differenziale è ovviamente sempre più marcato; per questa fascia siamo a 26’23”, un dato che cresce a 33’28” per la fascia 5 ore/5:30 per assestarsi a quasi 40 minuti (39’57”) per quella 5:30/6 ore.


Qualche considerazione finale
La maratona è un sogno per molti, ma anche una odissea (e non me ne voglia Ulisse!), un impegnativo cimento psico-fisico che va affrontato nelle migliori condizioni (ricordiamocelo), con una preparazione adeguata e nella quale il giusto ritmo per noi (il ritmo-maratona) deve essere “dentro” di noi e metabolizzato al meglio.

I dati che vi ho mostrato in questa analisi confermano che ci vuole poco per rovinare una prestazione costruita in mesi e mesi di allenamenti, fatica, impegno e motivazione. Da coach, uomo di campo (e di Allrunning!) voglio bene a tutti i maratoneti e maratonete e sono certo che seguirete i miei consigli; buona maratona a ognuno di voi con il vostro nuovo primato personale!

Fonte: allrunning.it

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