domenica 13 marzo 2016

13/03/2016 - Brescia: Brescia Ten

Una gara di oggi di soli 10 km anteprima di quello che sarà poi l'apripista della seconda mezza più famosa d'Italia e prima per me quest'anno, ovvero la Stramilano. Siamo in terra lombarda comunque ma dopo il confine veneto per la Brescia Art Marathon giunta alla 15esima edizione. Come al solito sveglia precoce, vestiario pronto colazione abbondante e si parte direzione Brescia Ovest, cielo nuvoloso e qualche goccia di pioggia verso Verona ma non tale da scoraggiare il sottoscritto. Arrivati all'uscita si prende la tangenziale sud direzione stadio con relativa calma ma prontamente indirizzato bene tramite il gps parcheggio l'auto nei pressi della metro fermata Monpiano. A pochi passi c'è il ritiro pettorali e i camion per il trasporto sacche in Piazza della Loggia, dove è previsto il traguardo.
Partenza ore 9,15 in Viale Europa con relative griglie: la mia è la terza essendo partecipante per la Brescia Ten ma come al solito la gente si posiziona ovunque chi fa la 42 e 21 chi tra 10 competitiva e c'è un variegato colore di pettorali. Bianco, azzurro nero e arancione.
Si parte con un cielo nuvoloso, ma per la ressa qualcuno cade e per due volte passa nello stesso percorso nostro l'auto medica con la moto dei vigili a fare l'apripista, inutile dire i pareri negativi di tutti, mai vista una cosa simile. Voto 4 agli organizzatori.
La mia gara va abbastanza bene, non al massimo però le gambe ci sono, solito tendine che rompe ma poca cosa. Ristoro al quinto km di corsa, oggi va bene solo acqua si prosegue diritto per i 10, mentre gli altri svoltsno a destra per i 21 e 42, strada asfaltata e ultimo tratto di percorso tra il porfido antistante Piazza della Loggia.
51'07 segnala il tempo, consegna della medaglia e ci si incammina per il ritiro sacca, indossato la tuta si va in zona ristoro tra dolciumi frutta, bibite e grana padano. Completato il pasto scendo giù dalla metro, direzione Monpiano ma quasi tutti non hanno il biglietto e pertanto entrano lo stesso, non ci sono i tornelli e controlli. Arrivato alla fermata prevista, mi incammino al parcheggio auto e me ne torno a Chirignago. Quasi 2 ore di viaggio mi aspettano come l'andata.

Michele Scaggiante

sabato 12 marzo 2016

Allenamento: errori da evitare



Durante l'allenamento o la corsa è facile commettere degli errori. Dai principianti a top runners, tutti possono sbagliare.
In questo articolo vogliamo elencarvi i 10 errori più comuni che vengono commessi e darvi alcuni semplici consigli per evitarli.

1. Nessun riscaldamento
Non praticare nessun riscaldamento prima di un allenamento o di una gara, è un errore che viene commesso molto spesso, soprattutto dai principianti e da coloro che non hanno esperienza nel campo. Il riscaldamento è molto importante, perchè prepara gradualmente i muscoli ad affrontare uno sforzo.

2. Impazienza
Qualunque variazione durante l'allenamento, che sia l'aggiunta di un certo numero di chilometri o l'incremento di velocità, va aggiunta gradualmente, senza fretta, per fare in modo che il fisico si abitui al cambiamento senza subire stress.

3. Eccessivo impegno
E' importante correre la maggior parte del proprio chilometraggio settimanale (circa 80-90%) ad una velocità non eccessiva.

4. Compagni di allenamento
E' importante avere la giusta compagnia in base al tipo di allenamento da effettuare. Se il programma prevede un lavoro impegnativo, è bene correre con compagni più veloci. Nel caso in cui il programma di corsa sia semplice, allora è consigliabile unirsi a compagni più lenti.

5. Riposo insufficiente
E' consigliabile, almeno una volta a settimana, riposarsi completamente, sostituendo la corsa con altre attività. E' bene fare del cross training, praticare altri sport come nuoto o ciclismo e andare in palestra.

6. Disidratazione
Ogni giorno bisogna bere dagli 8 ai 10 bicchieri di liquidi (circa 2 litri), aumentando ovviamente la dose nei giorni più caldi. E' importante bere prima, durante e dopo l'allenamento.

7. Respiro corto
Durante la corsa bisogna inspirare profondamente ed espirare completamente.

8. Muscoli in tensione
Correre con i muscoli in tensione non fa certo bene. Infatti questi ultimi lavorano meglio quando sono rilassati, quindi bisogna decontrarli consapevolmente mentre si corre. Se il viso e la mascella sono decontratti, anche il collo e le spalle si rilasseranno. E soprattutto non trascurare lo stretching dopo la corsa!

9. Abbigliamento
L'abbigliamento è molto importante. Bisogna vestirsi come se la temperatura fosse 10 gradi superiore a quella reale.

10. Vesciche
Utilizzare buone scarpe da running e calze nuove adatte alla corsa (non di cotone perchè si appesantiscono con l'umidità), aiuta a ridurre il rischio di formazione di fastidiose vesciche.


Fonte: www.runningitalia.it

venerdì 11 marzo 2016

La resistenza, metodi e mezzi per migliorarla

Gli sport di resistenza hanno subito, nel corso degli anni, una forte evoluzione sia in ambito di partecipazione popolare, che in ambito di metodologia dell’allenamento.
 Sport quali il ciclismo e la corsa, o i più recenti trail running e triathlon hanno visto una notevole variazione del “peso specifico” dato a ciascuna capacità condizionale nel corso della programmazione dell’allenamento. Se un tempo si assisteva a grossi volumi allenanti (parametro quantitativo: distanza o durata di un allenamento) a discapito ad esempio di esercitazioni di forza in tutte le sue espressioni, o di rapidità, ora il concetto è quello che occorra lavorare molto di più sull’intensità (parametro qualitativo) rispetto ad un tempo, per poter migliorare la performance di un’atleta.
 Oggi si assiste a gare sempre più veloci, a ritmi sempre più rapidi e a gestioni in gara diverse dal passato, che obbligano l’atleta non solo ad essere “semplicemente” resistente, ma anche forte, rapido, tatticamente intelligente e mentalmente pronto. 
Non fraintendiamo…non che in passato gli atleti non lo fossero, anzi…ma l’evoluzione degli stessi, la creazione di nuovi materiali più performanti, le migliori attrezzature utilizzate, ecc… sono andati di pari passo con una metodologia sempre più alla ricerca del superamento del limite fisiologico, con conseguente abbattimento dei record precedenti. Ovvio che qui si entri in un tema molto più vasto e non solo identificabile in poche righe, pertanto procediamo analizzando ciò che ci interessa, ovvero le capacità condizionali.
Dalla metodologia dell’allenamento sappiamo che le capacità condizionali si suddividono in:
- Rapidità
- Forza
- Resistenza
- Mobilità articolare
Da quanto scritto qui sopra sembra che bistratti proprio colei che tratteremo per prima (ovviamente non è assolutamente così), la RESISTENZA:

“La capacità psico-fisica di un atleta o di un qualsiasi soggetto di opporsi e resistere alla fatica, sia essa estesa a tutto l’organismo, oppure limitata a singoli sistemi” (J. Weineck)


FATTORI DETERMINANTI NEGLI SPORT DI RESISTENZA:
Composizione di fibre muscolari
Disponibilità di ossigeno
Riserve di energia
Capacità aerobica

Molto brevemente: la composizione delle fibre muscolari è uno dei limiti (o surplus) della capacità di resistenza, in quanto organismi aventi a livello muscolare una forte composizione di fibre a contrazione lenta (tipo I) saranno certamente più propensi alla resa in discipline di resistenza. Un aspetto che un allenatore deve sempre considerare è legato alla “trasformazione” di un numero limitato di fibre muscolari, se fibre rapide possono diventare lente, il meccanismo inverso risulta ancora molto, molto difficile, se non impossibile (?) (esistono alcuni studi del compianto Prof. Arcelli in merito).
Ancor più brevemente: la disponibilità di ossigeno dipende dalla maggior capillarizzazione, dalla nascita di vasi collaterali e dal contenuto di mioglobina (facilita e velocizza l’estrazione di O2 dal sangue capillare).
Le riserve di energia sono fondamentali: grassi e glicogeno in primis, su quest’ultimo faremo un apposito articolo, per ora vi basti pensare come lo svuotamento di queste riserve comporti una netta riduzione della performance; va da sé che a concentrazioni più elevate di glicogeno prima di un determinato allenamento, la capacitá di resistenza sia mantenuta su alti standard di intensitá.
Queste riserve si comportano in maniera non lineare, infatti nei primi venti minuti di lavoro si assiste ad un decadimento repentino, successivamente fino a circa 60 minuti questo processo rallenta, anche grazie al meccanismo di combustione dei grassi.
L’allenamento fa si che queste riserve le quali, ogni volta esaurite vengono ricostituite, accrescano notevolmente fino a segnalare aumenti percentuali impensabili. 
Glicogeno e grassi; la loro combustione in presenza di ossigeno dipende dai mitocondri (respirazione cellulare). Essi sono in grado, con l’allenamento, di aumentare in dimensioni e superficie anche di 3 volte.


METODI E MEZZI DI ALLENAMENTO DELLA RESISTENZA:
La metodologia dell’allenamento prevede dei metodi e dei mezzi allenanti per le differenti capacità condizionali, essi vanno innanzitutto conosciuti, quindi applicati ai fini dell’allenamento/obiettivo da raggiungere, ma ancora più importante è capire la correlazione tra volume (il famoso parametro quantitativo) e intensità (l’altrettanta famosa qualità dell’allenamento).






– Il primo metodo che viene visualizzato nel grafico è quello del carico prolungato che, rifacendoci ai sistemi energetici, può anche essere definito come deputato al miglioramento della resistenza aerobica.
Occorre però sin da subito fare una precisazione, volume ed intensità di carico non vanno intesi come parametri rigidi e non modificabili, ne è l’esempio proprio il metodo del carico prolungato, all’aumentare del volume e utilizzando intensità relativamente basse si avrà un maggior coinvolgimento del metabolismo lipidico, mentre aumentando l’intensità, anche su valori prossimi o concordi con la soglia anaerobica (nei prossimi capitoli ampio risalto verrà dato a questo concetto), si avrà un maggior esaurimento delle riserve glucidiche. Nel primo caso si può parlare di carico prolungato estensivo, mentre nel secondo caso questo viene denominato intensivo.
 In particolari negli atleti di Elite il rapporto tra volume e intensità può a volte essere quasi paritario (ovviamente non proposto in maniera continuativa), in quanto essi sono in grado di sostenere allenamenti ad alta intensità ed elevato volume; ovviamente parliamo di atleti di vertice.

– Si parla di intensivo ed estensivo anche nel metodo ad intervalli, che a sua volta viene diviso in breve, media e lunga durata (vedi figura 1, suddivisione in resistenza di breve, media, lunga durata secondo Harre).

Se però la caratteristica del metodo è data da recuperi incompleti o pause vantaggiose, nei quali la frequenza cardiaca non ritorna mai a ritmi basali, va da sé che per recuperi troppo lunghi si perda l’alternanza con recupero incompleto tra lavoro e recupero. Questo alternarsi tra le due fasi fa si che l’interval training svolga un ruolo molto importante a livello del muscolo cardiaco, con un cambiamento positivo nelle dimensioni del cuore, oltre ovviamente a tutti gli aspetti metabolici interessanti prevalentemente l’utilizzo degli zuccheri.

– Da non confondersi con l’interval training è invece l’allenamento tramite metodo della ripetizione, infatti in questo caso il recupero è completo e non “vantaggioso”, pertanto dopo un recupero completo si ripete il lavoro previsto, che varierà in durata a seconda delle qualità da allenare, a livello aerobico o anaerobico.

– Trattasi di intensità massimale alternata a recuperi altrettanto brevi, per quanto riguarda il metodo intermittente, la cui intensità si avvicina a quella del:
– metodo di gara, ovvero la scelta di competizioni a scopo allenante in vista delle manifestazioni più
importanti.

Con questo metodo l’atleta affinerà le qualità specifiche della disciplina, aumentando il proprio bagaglio qualitativo, sia in ambito fisico che soprattutto psicologico, è infatti solo in gara che è possibile ottenere stati emotivi non riproducibili in allenamento. Esistono poi altre tipologie di allenamento, il termine fartlek ad esempio è da anni sulla “bocca di tutti”, ma all’atto pratico come va svolto? Quali e quante variazioni?
Per evitare di dilungarmi troppo questo argomento ed altri (ad esempio l’interval training, l’intermittente ecc…) saranno tutti trattati singolarmente in seguito, al fine di creare un articolo maggiormente esaustivo.


CONCLUSIONI:
Da osservatori attenti avrete ovviamente notato terminologie quali: soglia anaerobica, potenza aerobica, lento, medio o ritmi gara. Gran parte di voi penso avrà sentito parlarne, molti ne avranno una maggiore dimestichezza…in ogni caso sono tutti termini che troveremo e approfondiremo nel corso del prosieguo di questo meraviglioso “viaggio” appena cominciato.
Nei prossimi capitoli parleremo delle restanti capacità condizionali, prima di affrontare temi importanti quali: la valutazione funzionale, l’uso del cardiofrequenzimetro o del passo al km oppure ancora le differenze tra le varie tipologie di corsa: mezzofondo, fondo, skyrunning, ultratrail ecc… Restate “connessi”, restate attivi ed in movimento, ogni giorno!


Fonte: http://infinityrun.it

giovedì 10 marzo 2016

La reintegrazione durante l'attività fisica


L’acqua rappresenta un costituente fondamentale per la vita dell’individuo. La sua assenza non è tollerabile e provoca la morte in un periodo relativamente breve.

L’acqua costituisce il 40 - 70% della massa corporea dell’individuo e varia, nei diversi tessuti, in relazione all’età, al sesso e al peso corporeo. Un soggetto normale ha bisogno di circa 2,5 – 3 litri d’acqua al giorno per bilanciare i fluidi che l’organismo perde attraverso:

  • il sudore (500-1000 ml/die),
  • le urine (1000-1500 ml/die),
  • le feci (100-200 ml/die),
  • la respirazione (250-300 ml/die).

La rapidità di assimilazione dell’acqua da parte dell’organismo dipende dalla velocità di svuotamento gastrico e dalla velocità di assorbimento intestinale.


L’OSMOLARITA’
E’ importante che le concentrazioni dei soluti in alcune bevande non siano tali da rendere la soluzione ipertonica rispetto al lume intestinale poiché, in tal caso, in corrispondenza della membrana delle cellule intestinali, si verifica un’inversione del gradiente osmotico che favorisce un richiamo d’acqua nel lume intestinale.
Ciò può determinare l’insorgenza di una sintomatologia caratterizzata da crampi addominali, nausea e diarrea, con influenze negative sullo stato di idratazione dell’atleta.
Una soluzione si definisce isotonica quando ha la stessa concentrazione del sangue, cioè tra 280 e 330 milliosmoli per litro (mOsm/l).
Una soluzione si definisce ipotonica quando ha una concentrazione inferiore a 280 mOsm/l.
Una soluzione si definisce ipertonica quando ha una concentrazione superiore a 330 mOsm/l.


LA SUDORAZIONE
Durante un esercizio muscolare si produce un incremento della produzione di calore (termogenesi) con conseguente aumento della temperatura corporea interna.
L’organismo, quindi, deve attivare dei meccanismi di termodispersione che devono essere in grado di indurre una adeguata riduzione della temperatura corporea.
Il meccanismo più efficace in tal senso è la sudorazione.
Il sudore viene prodotto da ghiandole esocrine specializzate, dette sudoripare.
Nel corso di una prestazione sportiva eseguita con una temperatura di 15 °C ed un tasso di umidità del 30%, la sudorazione garantisce una termodispersione ottimale.
A 30 °C, sempre con un’umidità del 30%, il sudore prodotto dall’organismo compensa solo in parte il calore prodotto.
Quando la temperatura è ancora di 30 °C ma l’umidità è dell'85%, il sudore evapora ancor meno causando notevole difficoltà a disperdere calore (rischio di colpo di calore).
La sudorazione comporta una perdita di acqua e sali minerali.
Se ci si limita a bere acqua, si reintegra l’acqua perduta ma non i sali minerali e, in questo modo, si determina una progressiva riduzione degli elettroliti circolanti.
In particolare è temibile una riduzione della concentrazione di sodio nel plasma, detta iponatriemia o “intossicazione da acqua”.


Fonte: www.runningitalia.it

mercoledì 9 marzo 2016

Campionato Sociale 2016: Classifica al 08/03/16

Punti 10:
Berto Sergio, Nodari Michele, Piva Riccardo,

Punti 9:
Crapanzano Salvatore,

Punti 8:
Scaggiante Michele, Tebaldi Massimiliano,

Punti 7:
Antonello Walter, Baldari Daniela, Casali Carlo, Favaro Manuel, Rossi Nicoletta, Santello Nadio,

Punti 6:
Canello Stefano, Di Geronimo Dario, Maniero Federico, Marcon Gianfranco, Vedova Gabriele, Vicentini Anna, Zampieri Luciano,

Punti 5:
Campanelli Cesare, Favaro Cristiano, Furlan Luigino, Maniero Mirco,  Panciera Andrea, Pandiani Alberto, Pivetta Andrea, Puca Michele, Ragazzo Iosanco, Riccato Mauro, Rosada Mauro, Tebaldi Maurizio, Temporin Marco,

Punti 4:
Caser Michela, Coin Maurizio, Lazzari Emanuela, Massaruto Roberto, Rusconi Alberto, Vanzetto Giorgio,

Punti 3:
Giacomin Valentina, Marangon Silvano, Pascoli Silvia, Pellizzaro Agnese, Vio Daniele, Zanetti Nicola,

Punti 2:
Baroni Daniele, Bazzana Andrea, Bertoldo Luigi, Bertoldo Roberto, Cettina Alessandro, Crosara Fabio, Fiannaca Antonio, Loconsole Giovanni, Marini Massimo, Martinovic Livio, Ongarato Fabio, Pruner Andrea, Simion Michele, Wirkowsky Jean,

Punti 1:
Causin Elisa, Cerutti StefanoDe Toni Marco, Favaretto Patrizio, Fernandez Maurizio, Gaiani Luigi, Grigio Silvia, Mezzalira Ennio, Nalesso Monica,

Tecniche di corsa corrette: l’appoggio del piede



Le tecniche di corsa dovrebbero essere le priorità per un runner, correre bene significa restare lontano da infortuni, sovraccarichi che condizionano il programma di allenamento e la preparazione delle gare. L’appoggio del piede è un elemento importante da considerare nel mantenimento della postura corretta.

Vediamo le differenze presenti in due differenti tipi di appoggio: l’appoggio di tallone e l’appoggio di avampiede.


Appoggio di tallone
  1. Questo tipo di appoggio provoca un aumento rapido e improvviso delle forze d’impatto al suolo (primo picco) che risulta essere da 1,5 a 3 volte il peso del corpo sprigionata in un tempo molto ristretto.
  2. L’impatto avviene in una parte del corpo, il tallone, che non è strutturalmente adatta all’ammortizzamento, questo porta ad un assorbimento completo dell’energia d’impatto da parte della gamba senza possibilità di dissipare parte di essa.
  3. L’energia d’impatto, non assorbita dalle strutture del piede viene ‘scaricata’ alle altre articolazioni della gamba come ginocchio, anca e schiena portando nel tempo a possibili sovraccarichi ed infortuni.
  4. L’appoggio solitamente avviene davanti al baricentro del nostro corpo, con ginocchio e anca posizionati più indietro rispetto al piede. Questo produce una forza di reazione al suolo importante e diretta verticalmente e posteriormente che porta ad un effetto frenante.



Appoggio di avampiede
  1. Questo tipo di appoggio produce un aumento lento e progressivo delle forze d’impatto al suolo. Anche se la forza complessiva risulta essere simile, la velocità con cui essa si sprigiona è graduale permettendo alle strutture del piede di adattarsi al peso del corpo senza che queste subiscano eccessivo stress (assenza del primo picco).
  2. L’impatto avviene nella parte anteriore del piede costituita da un gran numero di ossa, piccoli muscoli e legamenti in grado di assorbire l’urto e l’energia dell’appoggio restituendola, in parte, durante la spinta.
  3. Le sollecitazioni a carico delle altre articolazioni si riducono notevolmente, visto che il piede assorbe gran parte delle forze.
  4. Mantenendo una postura corretta, all’impatto il ginocchio e l’anca sono posizionati sopra il piede o anche leggermente avanti, come il baricentro. La forza di reazione al suolo, oltre ad essere più piccola, facilita l’avanzamento con minima perdita di energia.



Altri fattori da tenere in considerazione
Altri fattori importanti da tenere in considerazione in quanto correlati ad una maggior incidenza di infortuni sono la velocità con cui la forza d’impatto si sprigiona (presenza o assenza del primo picco) e la capacità della struttura sollecitata di assorbire e adattarsi a tale forza.

Fonte: http://www.brostorun.com

martedì 8 marzo 2016

Dove correre questa settimana (07/02/16 - 13/03/16)

Sabato 12 Marzo

  • Illasi (VR): "Camminando insieme oltre la disabilità" - km 6 - ore 9:00


Domenica 13 Marzo

  • Abano Terme (PD): "3^ prova cross provinciale" - ore 9:15
  • Annone Veneto (VE): "Marcia dee viole" - km 5 / 12 / 20 - ore 8:30
  • Bardolino (VR): "Campestre di Bardolino" - ore 8:30
  • Bassano del Grappa (VI): "Vittorelli in corsa" - km 6 / 10 / 16 - ore 8:00
  • Borbiago (VE): "4 passi in campagna" - km 9 / 12 / 21 - ore 9:15
    • Per fare gruppo contattate Michele Nodari in privato.
      Minimo 20 partecipanti. Aggiornerò l'elenco anche in questo post.
  • Illasi (VR): "CorrIllasi - Quattro passi tra i vigneti e ..." - km 7 / 12 / 18 - ore 8:00
  • Illasi (VR): "CorrIllasi COMPETITIVA" - km 10 - ore 9:30
  • Magrè di Schio (VI): "Marcia delle Primule" - km 4 / 6 / 13 / 22 - ore 8:00
  • Magrè di Schio (VI): "Spring Trail" km 13 - ore 9:00
  • Monselice (PD): "Marcia città di Monselice" - km 7 /13 /19 ore 8:30
  • Monselice (PD): "minitrail" - km 2,5 ore 10:30
  • Montecchio Precalcino (VI): "Corsa campestre" - ore 8:30
  • Quaderni di Villafranca (VR): "Gironsolada" - km 5 /9 / 15 - ore 8:30
  • San Pietro di Rosà (VI): "Marcia dei Cavini" - km 7 /10 / 18 - ore 8:00
  • Susegana (TV): "Marcia dei Castelli" - km 4 / 6 / 13 / 19 ore 8:30 (+ Nordic Walking)
  • Vidor (TV): "Il risveglio del bosco" - km 12 - ore 9:00 Nordic Walking
  • Zorzoi di Sovramonte (BL): "Girapomari" - giri 1 km x 1 ora - ore 10:00

Corsa e ciclo mestruale

Nel giorno della festa della donna dedichiamo questo articolo ad un tema che riguarda le nosre amiche runners.

Quali sono le interazioni fra corsa e ciclo mestruale? Il tema suscita un certo interesse in quanto riguarda tutte le runner che si trovano in età fertile, ovvero tutte quelle la cui età va dai 12 ai 44 anni (chiaramente stiamo parlando di dati mediati e le eccezioni certamente non mancano); per completezza ricordiamo che il periodo della massima fertilità femminile è quello compreso tra i 20 e i 25 anni, dopodiché si assiste a una sua progressiva riduzione fino ad arrivare a un netto calo dopo i 35 anni e a una riduzione ancor più significativa dopo il quarantesimo anno di età.

Fatta questa premessa, entriamo nel vivo della questione evidenziano i due gravi potenziali problemi che si possono manifestare quando la donna che pratica la corsa vuole impegnarsi per raggiungere il massimo consentito dal proprio fisico:

  1. l’amenorrea o comunque problemi del ciclo mestruale
  2. un’aumentata predisposizione all’osteoporosi.

Non esistono statistiche certe, ma vi sono diverse ricerche che evidenziano come il 40% delle atlete che si allenano almeno 6 volte alla settimana sperimentino modifiche o interruzioni del ciclo mestruale. L’amenorrea, una patologia connessa a irregolarità nel sistema ormonale dell’organismo, non colpisce solo le atlete d’élite, ma anche donne di tutte le età impegnate più o meno intensamente in attività sportive. Occorre subito precisare che non si tratta affatto di una situazione positiva, come molte runner possono pensare per motivi di ordine pratico. Questo stato può, infatti, provocare una riduzione della fertilità (per approfondimenti si consulti il nostro articolo Fertilità femminile e corsa) e l’osteoporosi, che a sua volta può causare fratture sia nel breve sia nel lungo periodo. Fin dagli anni ’70 i ricercatori hanno evidenziato che, oltre alle atlete, anche le donne che si sottopongono regolarmente a diete possono soffrire di amenorrea. L’amenorrea è stata posta in relazione con la perdita di peso e la riduzione del grasso corporeo, causate da carenze nutrizionali, intensa attività fisica, stress emotivi o da una combinazione di questi fattori; fra questi ultimi un cenno particolare va alla riduzione del grasso corporeo; infatti, studi piuttosto recenti relativi a donne praticanti la corsa di resistenza hanno messo in luce come una scarsa percentuale di grasso corporeo fosse una delle motivazioni principali del fatto che circa un terzo di esse soffrisse di amenorrea durante i periodi di allenamento e nel corso della stagione agonistica.


Aspetti fisiologici
Il ciclo mestruale mensile è il frutto di una complessa interazione fra i sistemi endocrino e riproduttivo, con l’azione di vari ormoni. In modo molto pratico possiamo suddividere il ciclo in tre fasi: la prima è quella pre-mestruale che comprende i 7 giorni che precedono le mestruazioni; la seconda è il periodo mestruale, identificabile con i giorni del flusso mestruale, mentre la terza è il periodo post-mestruale. I più importanti problemi relativi al ciclo mestruale sono la sua irregolarità (si parla in questo caso di oligomenorrea) oppure la sua scomparsa per un periodo superiore ai 90 giorni (si parla in questo caso di amenorrea). La causa diretta dell’amenorrea è la riduzione della produzione di ormoni luteinizzanti da parte della ghiandola pituitaria (l’ipofisi). Gli esperti ritengono che tale riduzione sia provocata da una diminuzione della frequenza di un ormone specifico secreto dall’ipotalamo. I motivi andrebbero quindi ricercati nel sistema di regolazione ormonale in corso fra ipotalamo, ghiandola pituitaria e ovaie; in qualche modo questo ciclo si modifica, tuttavia non è ancora chiaro come. È essenziale che le donne con disfunzioni nel ciclo mestruale si rivolgano subito a un medico per una diagnosi; le cause possono essere, infatti, di vario genere (fra cui tumori benigni alla ghiandola pituitaria, cisti ovariche, l’inizio della menopausa). Attualmente esistono validi test diagnostici in grado di individuare queste situazioni.

E le atlete? – Molte atlete possono subire modifiche al ciclo mestruale, anche se apparentemente non ci sono state variazioni nella sua regolarità. Fluttuazioni e irregolarità nella regolazione ormonale possono essere individuate mediante analisi del sangue. Infatti, i medici hanno riscontrato che molte sportive con mestruazioni regolari presentano comunque disfunzioni nel ciclo. In alcuni casi la prescrizione di anticoncezionali a basso dosaggio può ripristinare il corretto dosaggio ormonale, metodo utile però solo finché non si vogliono avere figli.


Attività sportiva e problemi nel ciclo mestruale: quali soluzioni adottare?
corsa e ciclo mestrualeBenché si ritenga che sia importante e benefico mantenere un certo livello di attività sportiva, ci si domanda quale sia la soglia di rischio. Nell’antichità la vita media era notevolmente più breve rispetto a oggi, per cui difficilmente le donne vivevano abbastanza a lungo da soffrire di osteoporosi; attualmente il superamento della soglia dei 70 anni nei Paesi industrializzati è divenuto la norma, per cui questa patologia è divenuta una fonte di notevole preoccupazione e impegno da parte dei medici. Molti studi hanno portato alla conclusione che le attività particolarmente intense e pesanti possono prevenire l’osteoporosi; tuttavia si sta facendo strada anche l’ipotesi secondo cui un eccesso di attività fisica possa provocare disfunzioni nella regolarità dell’attività ormonale, producendo esattamente il risultato opposto.

In caso di irregolarità del ciclo è ovvio il consiglio è di rivolgersi al ginecologo, verificando comunque che il problema non dipenda da un deciso rallentamento del metabolismo a causa di una sottoalimentazione in relazione a uno stimolo allenante intenso. Questa situazione è facilmente verificabile in quanto in genere i disturbi sono correlati a una brusca diminuzione di peso corporeo. Se non si è in questa situazione e una leggera terapia ormonale (leggasi anticoncezionali) non risolve il problema, non occorre preoccuparsi: per fortuna i due problemi connessi a un’attività sportiva strenua (o “professionistica”) sono entrambi risolubili.

L’infertilità nell’atleta è una fonte di preoccupazione: benché l’ovulazione possa avvenire anche in assenza di flusso mestruale (ma è vero anche il contrario), le possibilità di riuscire ad avviare una gravidanza si riducono. L’infertilità connessa all’amenorrea è però una condizione risolvibile con il ritorno del ciclo mestruale alla normalità.

Più difficile è ripristinare la densità ossea, pregiudicata dalle disfunzioni ormonali, particolarmente nella produzione di estrogeni. Tuttavia le conoscenze mediche relative alla relazione fra disfunzioni mestruali e densità ossea sono ancora molto relative; il problema non riguarda soltanto eventuali danni a breve termine, ma anche l’aumento del rischio a lungo termine. Pare che i primi tre o quattro anni di amenorrea siano i più critici in termini di perdita di densità ossea; il problema è capire se questo stato patologico sia recuperabile con il ristabilirsi della regolarità del ciclo mestruale. L’unico modo di evitare i problemi alle ossa nel caso di amenorrea resta un’integrazione a base di calcio (ed eventualmente di vitamina D) pur tenendo presente che non ci si devono aspettare miracoli da questo tipo di integrazioni.


La corsa nei giorni del flusso mestruale
Nel paragrafo Aspetti fisiologici abbiamo suddiviso per praticità il ciclo mestruale in tre fasi:

  • fase pre-mestruale
  • fase mestruale
  • fase post-mestruale.

La domanda che molte donne si fanno è se vi sono controindicazioni alla pratica della corsa (ma potremmo parlare più genericamente di attività sportiva) nel corso della seconda fase, quella dei giorni del flusso; in linea generale la risposta è: no, non esistono particolari controindicazioni; può essere però sensato saltare la seduta di allenamento nel caso in cui le mestruazioni siano particolarmente dolorose (dismenorrea) o nel caso di menorragia (eccessive e prolungate perdite ematiche nel corso della fase mestruale).

Nel caso in cui i dolori mestruali consentano la seduta di allenamento, è molto probabile che la produzione di endorfine indotta dall’attività fisica agisca in qualche modo da antidolorifico; eventualmente, basandosi sulle proprie sensazioni, la seduta allenante può essere alleggerita. Niente vieta poi di organizzare il programma di allenamento basandosi sulla previsione dei giorni di flusso; cosa che risulta ovviamente più facile alle donne che non hanno cicli irregolari.


Ciclo mestruale e aspetti prestativi
Per quanto riguarda le influenze del ciclo mestruale sulla prestazione si deve tenere presente che nelle prime due fasi del ciclo (quella pre-mestruale e quella mestruale) il corpo della donna è sottoposto a determinati adattamenti; nella maggior parte delle donne, infatti, si registrano aumento ponderale, ritenzione idrica, incremento del volume uterino, gonfiore addominale e incremento della pressione intra-oculare; questi adattamenti possono influire, più o meno pesantemente, sulla prestazione (intendendo con tale termine sia l’allenamento che la gara) il che rende la fase post-mestruale quella più produttiva a livello allenante o competitivo.

Come intervenire quindi per minimizzare le inevitabili problematiche legate agli adattamenti che si verificano nelle prime due fasi del ciclo? Può essere d’aiuto modificare il programma di allenamento nel modo seguente:

  1. togliere una seduta dalla programmazione settimanale (questo vale per le atlete che effettuano 5 o 6 sedute alla settimana)
  2. ridurre il carico allenante del 10-15%
  3. ridurre il numero delle ripetute
  4. aumentare il recupero.
Fonte: www.albanesi.it

lunedì 7 marzo 2016

Info Sociale #9

MATERIALE SOCIALE: 
  • Ricordo che avete tempo fino a Giovedi 10 Marzo 2016 per andare a provare e ordinare il materiale sociale 2016 (tutti i tesserati devono avere almeno TUTA e CANOTTA sociale) presso Emporio Dello Sport Srl, Via Stazione 119/O - Ballò (VE) - Telefono: 041.8650248
  • Sono disponibili ancora delle tute "Asics Victor" (nuove, come quelle dell'anno scorso) taglia S e M e altro materiale dell'anno scorso in saldo (ulteriormente ribassato) che potete vedere QUI

NOTIFICHE BLOG:

Sabato scorso abbiamo inaugurato il nuovo AMATORI DI TRAIL, tutti i tesserati sono stati inseriti nella lista di notifica degli articoli. Chi non volesse più ricevere notifiche per il blog del Trail, o per questo mi contatti e provvederò a rimuoverlo.



DOVE ABBIAMO CORSO: 

Menzione speciale per Leonardo De Toni: 2° di categoria e 10° assoluto con il tempo di 2:43:27 alla Maratona di Treviso

Domenica 06/03/2016
  • Conegliano (TV) - Staffetta 3x14: Michele Scaggiante, Nicola Zanetti, Fabio Crosara
  • Conegliano (TV) - Treviso Half Marathon: Salvatore Crapanzano
  • Conegliano (TV) - Treviso Marathon: Leonardo de Toni, Mirco Maniero, Massimiliano Tebaldi, Michele Nodari
  • Selvazzano (PD) - Marcia dea Gaina Padovana: Manuel Favaro, Gianfranco Marcon, Riccardo Piva, Walter Antonello, Stefano Canello, Dario Di Genorimo, Andrea Panciera
  • San Vendemiano (TV)- Moohrun: Anna Vicentini, Sergio Berto, Maurizio Coin, Luciano Zampieri, Walter Agnoletto, Federico Maniero
  • Villaga (VI) - Marcia dei Bujeli: Mauro Riccato

06/03/2016 - Conegliano - Treviso Marathon


Stranissima questa domenica di corsa.
Mi ero iscritto a questa maratona a settembre dell'anno scorso, in piena febbre da Venice Marathon, ma poi sono successe moltissime cose, la delusione della Venice, la crisi e la rinascita della nostra società, la mia situazione personale... insomma di fatto non ho minimamente preparato questa corsa, al punto di trovarmi il giorno prima a guardare l'orario di partenza... Il lato positivo è che se l'aspettativa è bassa, è più difficile deluderla, gli inglesi dicono "the higher you are the harder you fall", e quindi l'obiettivo era volare basso e chiuderla. tutto quello che veniva sotto le 4 ore era in più.
Devo ringraziare Dario, che sta preparando la maratona di Milano, accompagnarlo nelle ultime settimane un pò mi è servito, e anche Mirco, che oltre ad avermi preso il pettorale al sabato, mi ha anche motivato a non farlo aspettare più di tanto (a proposito: 3:06:00, complimenti!).
Comunque la giornata inizia con un cielo nuvoloso ma asciutto. forse scampiano la pioggia, mi vesto e parto per andare a recuperare Mirco sotto al campanile della chiesa di Zerman, il cui orologio, per la cronaca, ha 24 ore e in formato americano: da vedere.
Arriva l'uomo e partiamo un pò assonnati ma fortunatamente il cicalino impazzito delle cinture della mia auto ci tiene svegli partendo improvvisamente nei momenti più casuali...
Arrivati a Conegliano parcheggiamo e troviamo Massimiliano, anche lui in maratona, e Maurizio e Walter che faranno la Mooh Run. Due chiacchiere e via verso il villaggio.
Logisticamente ineccepibile: parcheggio, partenza, arrivo, docce, spoglaitoi e ristori (già attivi alle 8:00) tutti in una manciata di metri, e vi assicuro che dopo 42km queste finezze contano... Beviamo un caffè e incontriamo Salvatore (che farà la mezza) e il trio medusa: Michele, Nicola e Fabio, impegnati nella staffetta 3x14. Il tempo di una foto (grazie come sempre Salvatore), depositiamo le sacche e ci dirigiamo all'arrivo dove ognuno va nella sua gabbia.
Tutto sommato sono tranquillo, partono le handbike, lo speaker inizia il countdown e allo sparo i 1500 partono. Mi accorgo di avere davanti i palloncini delle 3 ore e 45 ma dopo 2 km li ho già persi ma non importa, in effetti non mi importa di niente, non guardo neanche il Garmin e mi lascio sfilare senza problemi,
Mentre sono nel gruppo i primi chilometri passano via relativamente in fretta e nel tratto dall'ottavo al dodicesimo vediamo i primi tornare nell'altra direzione. Vedo e incito Mirco, Massimiliano e, perchè no, anche gli altri, sconosciuti ma partecipi della stessa impresa.
Arrivano i 16 km, sono stanchino ma sto tenendo un ritmo tranquillo e mentre tento di convincermi che vado troppo piano per essere stanco mi si affianca un signore,  staremo insieme per più di 10 chilometri, festeggiando il passaggio alla mezza e parlando di corsa, filosofia e vita. Solo ora mi rendo conto che non so neanche il suo nome.
Il percorso è un po monotono: strade e stradine tra campi e lontano da centri abitati (quindi pochi spettatori e di conseguenza pochi incitamenti che, pare di no, ma servono) e qualche sottopasso / cavalcavia di troppo per le mie gambe...
Si avvicinano i 30km e ora accuso veramente la mancanza di allenamento, ma ormai è praticamente finita (ahen) e ogni chilometro fatto è un chilometro in meno da fare (divento oltremodo perspicace dopo il 30° km, lo so).
Al ristoro dei 30 trovo Francesca Segatto che esordisce con "questa è follia", e facciamo qualche chilometro più o meno assieme, incitandoci a vicenda quando uno dei due era costretto a camminare. Poi anche lei e diventata un puntino giallo e la rivedrò all'arrivo, stanca ma felicissima.
Gli ultimi chilometri sono un alternarsi di corsa e camminata. A San Vendemiano Luciano e altri erano all'arco della Mooh run e il loro sostegno mi ha dato un po di forza e finalmente arrivo a Conegliano: salite e sanpietrini, ma manca un chilometro. comincia ad esserci gente ai lati, bambini che chiedono il cinque, riconosco la zona della partenza, una discesa e l'ultima curva: crampo.
Mi fermo un secondo ma qualche astante mi indica l'arco e mi dice di non fermarmi. e così faccio, stringo i denti, gli occhi e le chiappe e copro i 50 metri che mi separano dall'arrivo.
Finita. Sotto le quattro ore.
Mi mettono una medaglia al collo e una bottiglietta d'acqua in mano e, con molta calma, mi avvio a punto di ritrovo con Mirco, bevo ancora un po di the e mangio un biscotto (arrivo tardi per i panettoni che avevo visto tagliare al mattino, maledizione), e torniamo alla macchina a cambiarmi, la giornata è splendida e soleggiata e stare finalmente seduto è un gran conforto.
Archiviata anche questa.

Michele Nodari

Come decidere quanti chilometri correre (in base al tuo obiettivo)


Generalmente si esce e si corre, lo so. È facile così: generalmente decidi il tuo percorso in base all’umore o al tempo che hai a disposizione; infili le scarpe e vai!
La faccenda si fa un po’ più complicata quando decidi di prepararti per una gara. Da quel momento, infatti, l’intero programma, la preparazione e ogni tuo allenamento dovranno essere focalizzati a quell’evento specifico.

Proprio perché ti stai allenando per uno scopo specifico, la definizione delle distanze da percorrere è funzionale al risultato da raggiungere. Infatti ogni allenamento andrà a contribuire per migliorare le tue doti di resistenza o velocità. Da qui nasce l’utilizzo dei lunghi e degli allenamenti di qualità con ripetute corte, medie o lunghe.

Se dovessimo quindi vedere i singoli allenamenti come gli ingredienti di una ricetta, la distanza totale è la dimensione del tuo piatto.
Infatti, così come le tabelle sono definite sulle tue capacità, così è anche per la distanza che dovrai percorrere. Chiaramente i professionisti mangiano su un “piatto” grandissimo e, più si riduce la tua esperienza, più dovrai rimpicciolire la distanza per non correre il rischio di fare indigestione (questa metafora del cibo, secondo me, rende molto bene l’idea).


Le tabelle delle distanze
Per calcolare quanto correre in una settimana e quanto devono essere lunghi i tuoi lunghi (che sembra un gioco di parole ma so che hai capito), esiste una formula molto semplice.
Distanze fino alla Mezza Maratona: la percorrenza settimanale dovrebbe essere da 3 volte la distanza di gara in su. Mentre il lungo (da farne 2 o 3 durante la preparazione) dovrebbe misurare almeno i 2/3 della gara. Facendo l’esempio di una Mezza maratona quindi, la percorrenza settimanale totale dovrebbe partire dai 60 Km e il lungo almeno di 14 Km.
Maratona: in questo caso, chiaramente, il fattore di moltiplicazione si riduce a 2 per la distanza di gara, mentre i lunghi rimangono sempre i 2/3. Quindi – facendo l’esempio numerico – se stai preparando una maratona, il tuo carico settimanale dovrebbe partire da 80 Km e i lunghi dovrebbero essere almeno da 28 Km.

Per semplificare ulteriormente, ecco alcune tabelle che ti danno dei riferimenti su distanze settimanali e lunghi in base al livello di preparazione.


Le distanze per principianti

Distanza GaraChilometraggio settimanaleChilometraggio allenamenti Lunghi
5-7 Km10-203-4
10 Km15-204-6
15-21 Km25-408-10
Maratona40-5016-20



Le distanze per esperti



Distanza GaraRunner intermedioRunner avanzatoSemi-professionista
SettimanaLunghiSettimanaLunghiSettimanaLunghi
5-7 Km40-65 Km13-16 Km50-80 Km13-19 Km65-110 Km19-26 Km
10 Km50-90 Km13-19 Km70-120 Km16-29 Km95-145 Km24-32 Km
15-21 Km70-95 Km24-32 Km95-110 Km24-32 Km110-145 Km32 Km
Maratona80-105 Km29-32 Km95-135 Km29-32 Km110-160 Km32-37 Km



Fonte: www.runlovers.it

sabato 5 marzo 2016

Quale tempo dovresti fare in gara?



Partiamo dal presupposto che, come diciamo sempre, un runner non si misura per il tempo che fa ma per come vive la corsa e la sfida con se stesso. Lungi da me, quindi, fare un discorso impallinato su che tempo dovresti fare in gara e – se non lo fai – darti della schiappa. La prima gara, chiusa divertendoti e senza faticare eccessivamente ha, per me, lo stesso valore della vittoria di Kipsang a New York nel 2014 con quell’allungo finale da brividi.

Fatte le dovute precisazioni però è anche bello sapere quale sia il tempo medio nelle diverse gare per diversi tipi di atleti. Infatti ci sono tre elementi che inevitabilmente influiscono sulle nostre prestazioni: sesso, età e – soprattutto – livello di preparazione.

Questi tempi servono soprattutto per misurarsi con noi stessi e capire a che livello siamo della preparazione. Se poi non ti interessa, va benissimo lo stesso perché ciò che conta è che tu viva la corsa nella miglior maniera possibile. Senza inseguire compulsivamente le prestazioni e senza vivere in funzione del “secondo al chilometro”.
Livello Principante


È il runner che corre in maniera continuativa da circa 1 anno. Ha partecipato a pochissime gare ma si allena con serietà e costanza (almeno 4 allenamenti a settimana) per raggiungere risultati cronometrici.

Uomini

Distanza< 40 anni40-49 anni50-59 anni60-69 anni
10 Kmpiù di 48′più di 52′più di 56′più di 60′
Mezza Maratonapiù di 1h50′più di 2h00′più di 2h10′più di 2h20′
Maratonapiù di 3h50′più di 4h10′più di 4h30′più di 4h50′

Donne

Distanza< 40 anni40-49 anni50-59 anni60-69 anni
10 Kmpiù di 52′più di 56′più di 1h00′più di 1h04′
Mezza Maratonapiù di 2h00′più di 2h10′più di 2h20′più di 2h30′
Maratonapiù di 4h10′più di 4h30′più di 4h50′più di 5h10′

Livello Intermedio

Il runner intermedio ha iniziato a correre da almeno 2 anni e partecipa già ad alcune gare. Ha un chilometraggio superiore ai 40Km/settimana e fa allenamenti specifici per migliorare resistenza e velocità.

Uomini

Distanza< 40 anni40-49 anni50-59 anni60-69 anni
10 Km40’00” – 48’00”42’00” – 52’00”44’00” – 56’00”46’00” – 60’00”
Mezza Maratona1h30′ – 1h50′1h35′ – 2h00′1h40′ – 2h10′1h45′ – 2h20′
Maratona3h10′ – 3h50′3h20′ – 4h10′3h30′ – 4h30′3h40′ – 4h50′

Donne

Distanza< 40 anni40-49 anni50-59 anni60-69 anni
10 Km44’00” – 52’00”46’00” – 56’00”50’00” – 60’00”54’00” – 1h04′
Mezza Maratona1h40′ – 2h00′1h45′ – 2h10′1h55′ – 2h20′2h05′ – 2h30′
Maratona3h30′ – 4h10′3h40′ – 4h30′4h00′ – 4h50′4h20′ – 5h10′

Livello Avanzato

Il runner avanzato corre da almeno 4 anni ed è un veterano delle gare. Ha un chilometraggio superiore ai 65Km/settimana e fa allenamenti specifici per migliorare resistenza e velocità.

Uomini

Distanza< 40 anni40-49 anni50-59 anni60-69 anni
10 Km34’00” – 40’00”36’00” – 42’00”38’00” – 44’00”42’00” – 46’00”
Mezza Maratona1h15′ – 1h30′1h20′ – 1h35′1h25′ – 1h40′1h35′ – 1h45′
Maratona2h40′ – 3h10′2h50′ – 3h20′3h00′ – 3h30′3h20′ – 3h40′

Donne

Distanza< 40 anni40-49 anni50-59 anni60-69 anni
10 Km38’00” – 44’00”42’00” – 46’00”46’00” – 50’00”50’00” – 54’00”
Mezza Maratona1h25′ – 1h40′1h35′ – 1h45′1h45′ – 1h55′1h55′ – 2h05′
Maratona3h00′ – 3h30′3h20′ – 3h40′3h40′ – 4h00′4h00′ – 4h20′


Questi tempi di riferimento sono tratti dalla guida ufficiale del “New York Road Runners Club” e sono solamente indicativi. Quindi non farti prendere da panico o sconforto: sono abbastanza accessibili a tutti.


Fonte: www.runlovers.it

venerdì 4 marzo 2016

Gli alimenti giusti per prevenire cali di energia

Un’abitudine che si è introdotta nella vita quotidiana tra un pasto e l’altro è lo spuntino, importante per prevenire cali d’energia. In certi periodi, in particolar modo quando si ha un programma che prevede di “macinare” chilometri, il podista ha bisogno di un notevole apporto energetico e quindi di assumere in più pasti la giusta dose calorica giornaliera. La scelta deve ricadere su spuntini sani e genuini che devono essere correlati con gli altri pasti della giornata, tenendo presente il tipo di lavoro svolto e il momento agonistico o di preparazione.

Quando si suda: la frutta è la cosa migliore. Se viene mangiata da sola, la frutta ha tempi brevi di digestione, è ricca di di Sali, vitamine, zuccheri e acqua e non ha controindicazioni. È bene scegliere quella di stagione e alternare i diversi tipi. Consumata con altri alimenti allunga i tempi di digestione e può provocare problemi intestinali.

Molti chilometri: indicati gli spuntini a base di carboidrati come pane integrale e marmellata, cracker o frutta secca. Ottimali in vista di allenamenti prolungati o di gare. Per esseressere più digeribili devono contenere pochissimi grassi, poche proteine e una minima quantità di zuccheri semplici.

Lavoro muscolare: per questo tipo di lavoro è importante un buon apporto proteico è lo yogurt è indicato per questo scopo, in quanto fornisce all’organismo i mattoni per ricostruire ciò che ha consumato.

Spuntini impossibili: la più classica delle merende, il panino con il salame. Non è indicata prima di un allenamento o di una gara per la presenza dei grassi e delle proteine del salame. Le patatine, buone da impazzire, sono un’ottima fonte di carboidrati ma purtroppo anche di grassi e di calorie. Si consiglia dunque di farne un consumo moderato e di bandirle in vista di un allenamento o di una gara.



Fonte: www.runningitalia.it


Come migliorare la preparazione fisica allenando la forza muscolare

Cosa devo fare per avere una corsa efficiente? Correre è la risposta più logica, più semplice e probabilmente più corretta.
Che tu stia iniziando oggi e punti ad avere un'ora di autonomia di corsa o tu stia puntando all'oro a Rio2016 sui 10mila o sulla maratona, più km metti nelle gambe più sei vicino al tuo obiettivo. E' sufficiente? Forse sì. Ma ci accontentiamo della sufficienza così facilmente? Sicuramente mettere più fieno possibile in cascina è una scelta saggia, più saggia di chi mette molti lavori di qualità (ripetute, lavori lattacidi) cercando una scorciatoia per fare tanti km: il vantaggio che si ottiene dai lavori su una base di km scarsa è minimo, rispetto ad effettuare in sostituzione dei lavori di lungo (si parla ovviamente di amatori e atleti che praticano fondo).
Il corpo necessita di un forte adattamento prima di sopportare e metabolizzare carichi ed accelerazioni. Nella fase di adattamento che, in maniera più propria, chiameremo periodo di costruzione, possiamo inserire quei lavori che molti podisti (non solo amatori) trascurano. Lavori di forza che preparano il corpo e possono aiutarci a prevenire infortuni e a darci quella spinta proprio quando i nostri avversari la perdono. 

Ho conosciuto tanti podisti che alla domanda iniziale dell'articolo avrebbero aggiunto che correre non è solo la risposta più logica, ma l'unica. Chi è di questo partito sostiene che fare esercizi di forza sulle gambe rischia di appesantire e di rallentare. Non parliamo poi della parte superiore del corpo, ritenuta spesso inutile per il corridore, meglio essere leggeri. Come i ciclisti che comprano biciclette più leggere di 1Kg e si preoccupano meno di scalare la pancia o di avere quadricipiti e bicipiti femorali efficienti, che spingano di più. Su questo non sono d'accordo. Penso sia ora sdoganare una preparazione atletica per chi corre come per tutti gli altri sport. Chi gioca a calcio, pallavolo, basket, chi scia, boxe,ecc... tutti nella preparazione corrono. Chi spesso invece non fa la preparazione, ma solo periodi di allenamento, è proprio il corridore. Un periodo dove non si deve solo correre e un periodo che abbia dei richiami durante l'anno. Quando? Su questo ci può essere elasticità in funzione degli obiettivi stagionali. Di certo due periodi ottimi sono 6 settimane tra luglio e agosto o tra dicembre gennaio, considerando la concentrazione di gare tra marzo\giugno e settembre\ottobre. 

Quali sono gli esercizi di forza utili a questo scopo?
Gli esercizi di forza per le gambe devono avere sempre una componente dinamica e di trasformazione. Si possono fare esercizi concentrici (es. Squot per i quadricipiti con un allungo successivo alla serie o leg press in palestra); esercizi isometrici (sempre con lo squot tenere la posizione semi-piegata per 20 secondi ed effettuare un allungo). Gli esercizi pliometrici ed eccentrici (balzi dall'alto con rimbalzo) sono indicati solo per chi corre entro i 3000 metri. L'importante anche qui è variare, curare tutti i distretti muscolari (quadricipiti femorali, bicipiti femorali, tricipiti surali, adduttori, abduttori, tibiali, rafforzare le caviglie ) con particolare attenzione a quei muscoli che vi hanno creato fastidi o che avete notato che perdono più facilmente tono muscolare durante l'anno ed alternarli a sedute di corsa lenta, media e lavori intervallati.
Per quanto riguarda il tronco, se andate in palestra scegliete pesi al 50% della vostra forza massima con serie da 3 o da 4 e ripetizioni massimo da 12. Per quanto riguarda addominali lombari e plank non lesinate: anche 5 volte a settimana e anche tutto l'anno, più core avete più avrete una corsa efficiente.
Infine, sempre lontano dalle competizioni (8 settimane minimo) inserite un altro sport compatibile con la corsa (bicicletta, nuoto, sci di fondo ad esempio), il cross training è una delle strade che vi permetterà di avere risultati migliori ed infortuni minori
La ricetta per essere sempre più in forma, più forti e anche più belli!

Fonte: http://www.runningitalia.it