lunedì 9 aprile 2018

08/04/2018 - Il Patriarca di Matteo

Il mio Patriarca 2018 comincia alle 5.20. Il "sacco" preparato la sera prima. Poche cose. Essenziali. I sali già nella camelbak. Colazione del "campione" e via a raccattare le ultime cose con il dubbio amletico di come vestirsi: sarà caldo? Ci sarà vento? Smanicato o K-way? Nel dubbio, butto tutto dentro la borsa e decido che deciderò lì. Tanto, per il momento, il vestiario "inutile" lo porta la macchina. 6.27 Partenza, come da programma. Albeggia. Il viaggio è tranquillo. Il mondo è sonnolento ed il suo risveglio è lento, lontano anni luce dalla frenesia della stesa ora il giorno successivo. Tangenziale. Autostrada. Il sole rosso illumina i filari avvolti in una eterea nebbiolina bianca. Sembra cotone a batuffoli. Messo lì volutamente per rassicurami e permettermi ancora una volta di stupirmi di queste piccole cose che ritenevo sciocchezze. Arrivo. Parcheggio. Sono le 7.40 ed è fresco. Un po' troppo.. o sono io vestito leggero.. Facilmente individuo dove si consegnano i pettorali ed il gonfiabile della partenza. Svolgo le pratiche amministrative di rito e tento di capire cosa meglio indossare. Rispetto all'anno scorso, non partiamo dalla Rocca.. Persa la suggestione dello start, cerco di trovare un posto dove corricchiare più per sistemarmi la coscienza, che per reale necessità di riscaldamento. Intanto il tempo passa e manca sempre meno alla partenza. Cerco di trovare gli altri del gruppo. Intravedo Gabriele e Manuele che poi ritroverò sotto l'arco alla partenza. Qualche messaggio per rassicurare la famiglia. Autoscatto. Whatsapp. Spengo il telefono, riposto dormiente nella tasca dello zaino. La voce guida che maneggia il microfono inviata noi bestie che non siamo andate a messa ad assieparci dietro la linea di partenza. Detto, fatto. Meno 2' allo sparo. Vedo Marco. Il tempo di scambiarsi due parole e siamo al conto alla rovescia. 5-4-3-2-1-VIA! Trail del Patrirca 2018. Primi passi di corsa.. ma solo perché si scende! Brevissima passerella per il centro, volta a sinistra e subito attacca lo sterrato. La stradina bianca si assottiglia fino a diventare un sentierino che passa tra i filari dei vigneti. Salite e salitelle per riscaldare le gambe che adesso sembrano marmo. Sbuchiamo sull'asfalto. Dritti verso la cave. Lasciamo il bitume e per facile carrareccia saliamo. Saliamo. Saliamo. Adesso basta "riscaldamento". Adesso si fa sul serio. Adesso è Trail. Il percorso mi ricordo, è quello dei 15Km fatti dell'anno scorso. Mi ripeto che non devo spingere troppo adesso per non restare a secco dopo. D'ora in poi si sale. Sempre. Qualche traverso in falso piano (Mai locuzione è stata tanto ingannevole quanto veritiera), ma si sale. Sale sempre. Al 7° è già trascorsa un'ora, ma la fine dell'agonia e ancora lontana. Intanto sono nel bosco. Nei tratti in cui rilasso mente e gambe, mi faccio cullare dai faggeti silenti che dritti come fusi toccano il cielo azzurro. L'aria è fresca. Tersa. E' una fortuna essere qui ed è saggio ricordarsene. Il sudore scende copioso ed incessante dalla fronte. E' fatica, ma tutta accesa dal desiderio di vedere il culmine. Dura. Dritta. Fino al 11° non molla. Poi riconosco alcuni tratti del sentiero. Mi ricordo l'anno scorso. Manca poco al cippo, sommet di questa prima frazione. Infatti, sgusciato fuori dal bosco, ci sono gli ultimi metri di sentiero che solcano il crinale. Supero qualche collega col passo più morigerato ed in breve sono sopra. Sono da poco passate le 10.00. L'inversione termica ha già mascherato il mio orizzonte. Tutt'attorno la pianura vicina sfuma nella foschia e confonde il confine tra cielo e terra. Anche quest'anno la fatica è stata ripagata solo parzialmente dalla vista sul mondo da qua sù.. Nevermind, sono già gambe in spalla. Sto al passo con le persone che ancora incrocio. Alcune le supero. Si alternano salite su facili roccette affioranti dal sentiero e brevi tratti impervi, dritti sui fianchi di queste colline. Rapide discese che richiedono attenzione e foglie crepitanti calpestate da piedi sempre più pesanti. Bosco e colline. Colline e bosco. Si macinano chilometri. Passano i ristori. La stanchezza adesso un po' si fa sentire. Si passa di rado tra malghe e casupole tirate a nuovo, altre invece dal sapore più rustico. Villeggianti di giornata pensano al pranzo. La griglia è rovente ed il profumo delle braci per un attimo mi fa pensare a costicine. Milioni di costicine come se non ci fosse un domani. Non ho tempo per invitarmi a sedere e nego loro il piacere di una pausa conviviale. Rinuncio mio malgrado e rimetto la mente in viaggio, sulla retta via. Sono al 16°Km. Sbucato fuori dal bosco un piccolo anfiteatro verde nascosto in una conca mi si para di fronte. Un gruppetto di case rurali sapientemente restaurate è lì. Pacifico. Sereno. I portici in legno. Un faggio davanti all'uscio fa compagnia ad un uomo seduto sulla panca. Gomiti sul tavolo, osserva. Placido, pare assorto in chissà quali pensieri. E' bellissima l'atmosfera che si respira qui. Non posso dare torto a quell'uomo per il quale provo una sana invidia per quel pezzo di paradiso del quale desidero anch'io assaporarne il profumo. Imbrigliarne l'essenza. Fermare il tempo. Ma com’è giusto che sia, sfila via dalle mie mani, lasciandomi solo il ricordo vivido di quei pochi attimi intensi in cui i corpi si allineano nell'equilibrio ancestrale del mondo. La vita è un flusso e scorre adesso sotto i miei piedi che già cavalcano le immancabili discese che mi riporteranno a terra. Nel quotidiano di ogni giorno, ma piano: c'è ancora strada da fare! Come detto, si scende. Sentieri abbarbicati e traversi panoramici. Lunghe carrarecce in solitaria. 21° Km e son ancora sotto le 3h. Sono stanco ed anche la discesa ha perso quel fascino giocoso ed infantile. E' un devasto muscolare ogni volta. Senza dubbio, preferirei finire la corsa in salita piuttosto che scendere ancora! Delirio. Accontentato. L'ultimo ristoro lo ricordo bene perch[ la traccia anziché scendere, si inerpica per pochi metri ancora lungo il fianco del colle. Pochi metri. Pochissimi. Ma i km sono più di 20. Zavorra. Pesante. Ma quattro balzi e sono sù. Poi è stato solo desiderio di arrivare. Di finire. Mi è parso interminabile. Il ticchettio del tempo si è fossilizzato. Al bivio con la 15Km (infatti, perché c'è un bivio? Adesso che è la fine, non andiamo tutti dalla stessa parte??) penso: "io vado coi 15. Mi squalificano? Si Fott..no!!) Puntiglio. Fermezza. Orgoglio. Onestamente prendo il mio sentiero e via ancora saliscendi. Poi, finalmente, la vista della Rocca. I filari dei vigneti. Le case e l'asfalto. E' finita. Qualche centinaio di metri mi separano del gonfiabile. Non so da dove, ma all'inerzia della discesa, ho la forza ancora di spingere sulle gambe e di sprintare. Taglio il nastro a 3h18'44". Sono sfinito. Il cuore pieno. L'anno scorso mi sono lasciato alle spalle una corsa finita ma poco goduta. Oggi invece, mi sono preso quello che avanzavo.. interessi compresi e me ne torno a casa con la saccoccia piena zeppa di... personalissime cose squisitamente mie!

Matteo

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